Los Angeles, vent'anni fa circa: mentre i seminali (e redivivi) Jane's Addiction dopo Ritual De Lo Habitual si preparavano alla pausa più lunga della loro carriera, e mentre i Red Hot Chili Peppers esportavano su scala globale il funk/rock di BSSM, i Primus (altro gruppo della scena alternative Californiana del periodo) stavano vivendo il personale iddillio creativo, preambolo al "periodo buio" di fine anni Novanta. Quest'autunno, i destini discografici delle tre band si sono incrociati: per la prima volta in vent'anni ciascun gruppo è uscito con i rispettivi album. Sebbene meno altisonante rispetto a quello dei colleghi, il curriculum vitae dei Primus di LesClaypool è stato _ con le dovute proporzioni _ altrettanto significativo nell'influenzare schiere di musicisti, forse non tutti genialodi e schizzati, come il leader della band di Antipop. Funanbolico, deviato e sinistro: il marchio di fabbrica della formazione californiana, tornata assieme dopo 12 anni, non ha perso d'efficacia con il passare del tempo. Un sound basato sull'improvvisazione,dove la dissonanza, lo sperimentalismo e il tecnicismo più arditi si sposano al non-sense dei testi. Qualcosa provata da Mr.Frank Zappa e inserita nel background funk progressive del combo. Se Jillys on Smack con quella linea di basso killer è l'esempio perfetto e la summa definitiva della follia sonica dei Primus, Tragedys A Comin è il pezzo esplosivo è "beatamente ignorante" che individua traiettorie sonore estranee ai Peppers da tempo immemore. Certe cose sono proprio dure da digerire (Lee Van Cleef) ma nel complesso il disco (che ha visto il ritorno del batterista degli esordi) offre ancora spunti interessanti e "inediti". Primus sucks!sabato 22 ottobre 2011
Primus: Green Naugahdye
Los Angeles, vent'anni fa circa: mentre i seminali (e redivivi) Jane's Addiction dopo Ritual De Lo Habitual si preparavano alla pausa più lunga della loro carriera, e mentre i Red Hot Chili Peppers esportavano su scala globale il funk/rock di BSSM, i Primus (altro gruppo della scena alternative Californiana del periodo) stavano vivendo il personale iddillio creativo, preambolo al "periodo buio" di fine anni Novanta. Quest'autunno, i destini discografici delle tre band si sono incrociati: per la prima volta in vent'anni ciascun gruppo è uscito con i rispettivi album. Sebbene meno altisonante rispetto a quello dei colleghi, il curriculum vitae dei Primus di LesClaypool è stato _ con le dovute proporzioni _ altrettanto significativo nell'influenzare schiere di musicisti, forse non tutti genialodi e schizzati, come il leader della band di Antipop. Funanbolico, deviato e sinistro: il marchio di fabbrica della formazione californiana, tornata assieme dopo 12 anni, non ha perso d'efficacia con il passare del tempo. Un sound basato sull'improvvisazione,dove la dissonanza, lo sperimentalismo e il tecnicismo più arditi si sposano al non-sense dei testi. Qualcosa provata da Mr.Frank Zappa e inserita nel background funk progressive del combo. Se Jillys on Smack con quella linea di basso killer è l'esempio perfetto e la summa definitiva della follia sonica dei Primus, Tragedys A Comin è il pezzo esplosivo è "beatamente ignorante" che individua traiettorie sonore estranee ai Peppers da tempo immemore. Certe cose sono proprio dure da digerire (Lee Van Cleef) ma nel complesso il disco (che ha visto il ritorno del batterista degli esordi) offre ancora spunti interessanti e "inediti". Primus sucks!venerdì 21 ottobre 2011
Superheavy: Superheavy
Non si può nemmeno dire che l'abbiano fatto (solo) con l'intento di aggiungere altri “zeri” ai rispettivi conti in banca, probabilmente lo scopo principale era veramente quello di dare al mondo un disco di musica veramente trasversale, il perfetto pop globale, in cui anche l'oriente, anche il mondo caraibico potessero finalmente smettere i panni di comprimari e giocare alla pari nell'economia dei vari brani. Rimane il fatto che il progetto Superheavy si è parzialmente arenato, riuscendo a tratti nell'ambizioso obiettivo. Il merito principale va a Dave Stewart (Eurythmics) per aver smosso Jagger dal recente stato di torpore invogliando Sua Maestà a prestare l'ugola su una manciata di canzoni (e questo di per se è un fatto positivo). Canzoni che, va detto, grazie alla linguaccia del leader degli Stones risultano piacevoli, e ricordano, in una versione “bon ton” certe cose della band madre, robe da Black and Blue oppure da Some Girls, metà Settanta o giù di lì. Nel gioco con la voce di Joss Stone (finalmente allo zenith espressivo), Mick regala altri ottimi spunti, creando linee armoniche piacevolissime. Il problema se vogliamo, non c'è nell'album ma nei suoi presupposti: le ballad del disco ci sono e sono ottime, ma quella patchanka definitiva che Stewart, seduto in cabina di regia e artefice di questo supergruppo si ostina a sbandierare, si fatica a scorgere. Rispetto alla posizione defilata del compositore Allah Rakha Rahman (Oscar per la colonna sonora di The Millionaire), Damian Marley si mette in evidenza con il suo inconfondibile stile. Rimane il fatto che quando è solo, Jagger regala gli spunti migliori alla faccia delle contaminazioni etc. etc. e questo basta per far capire la difficoltà nel miscelare ingredienti tanto eterogenei tra loro.martedì 18 ottobre 2011
Second Coming: Best reunion ever made.
Ian Brown: “Il nostro obiettivo è quello di conquistare il mondo. Ci terrà impegnati per il tempo necessario.”
venerdì 14 ottobre 2011
Filmone
Capitan America/Steve Rodgers:"Sei grosso con l'armatura, senza quella che cosa sei?"
Iron Man/Tony Stark:"Un genio, miliardario, play boy, filantropo..."
giovedì 13 ottobre 2011
The Kooks; Junk of the Heart
L'asso nella manica se lo sono giocati subito: parliamo di Naive, instant cult tratto dall'esordio Inside In Inside Out, uscito cinque anni or sono. Quel pezzo, rappresenta l'anomalia al tipico sound della british band, un riff di chitarra contagiosissimo, che sprigionava in un ritornello killer. Nonostante giochino a carte scoperte ( bisogna scalare la top ten, almeno in Uk) diventa difficile reggere il bluff a lungo e purtroppo anche questo lavoro, il terzo per la giovane formazione capitanata da Luke Pritchard e soci non ha nessuna “naive 2.0”, ma solo una serie di canzoni (buone) nel solco della storia del brit pop. I singoli scala classifica ci sono tutti (Junk of the Heart) e Is It Me. Rosie, con quello spleen malinconico e la sua andatura traballante, è un inedito per la loro discografia. Atmosfere agli antipodi rispetto alla joie de vivre del 90% dei loro pezzi. “I wanna make you happy, I wanna make you feel alive, Let me make you happy, I wanna make you feel alive at night": queste parole non lasciano spazio a fraintendimenti. A dispetto delle apparenze di cui sopra, i singoloni tanto per capirci, la formazione albionica è comunque stata in grado di regalare alcuni momenti ispirati e meno prevedibili rispetto allo standard mainstream. Poco mordente: è questo il difetto di un disco che a tratti perde di lucidità risultando piuttosto incoerente (Eskimo Kiss è a distanza siderale dalle divagazioni pseudo prog di Mr Nice Guy). Avessero più voglia di rischiare potrebbero anche diventare il gruppo preferito di qualcuno, così rimangono un buon gruppo, nulla di più.lunedì 10 ottobre 2011
La verità sta nel mezzo?
sabato 8 ottobre 2011
Kasabian: Velociraptor!
Let's roll just like we used to: Morricone, Stones, The Last Shadow Puppets, Kula Shaker. Da subito, dall'iniziale opener dopata di rimandi e citazioni si capisce cosa rappresenta nel colorato immaginario del gruppo il Velociraptor invocato nel titolo, una creatura furba, vagamente paurosa e famelicamente pericolosa. In pochi minuti la band britannica fonde fiati da spaghetti western, un ritmo orientaleggiante (matrice di Stones e Kula Shaker) e un arrangiamento d'archi che sembra uscire dal primo disco dei Last Shadow Puppets, side project in chiave retrò di Alex Turner. Onnivori. Se Days Are Forgotten, secondo pezzo in scaletta è quello più smaccatamente classico e riconducibile alla rodata formula ideata da Sergio Pizzorno, Velociraptor!, title track posizionata a metà dell'album, è indubbiamente il capitolo più ispirato, ballabile, cita Prodigy e Primal Scream, Stone Roses. Acid Turkish bath, ballata indolente e orientaleggiante, rimane impressa per il sitar e per quella somiglianza alla lontana con Kashmir, classicone del dirigibile di Page e Plant. Poi la ballabile I hear voices (chi sarà il primo dee jay a giocare con questo pezzo?) ci ricorda cosa sanno fare i Kasabian con l'elettronica. Un filone che prosegue alla grande con Re-wired, assieme alla title track il momento più ispirato e felice di questo album. Partendo dal presupposto che West Ryder rimane il capolavoro assoluto della band capitanata da Tom Meighan e Sergio Pizzorno (autore di ogni singola nota e parola), Velociraptor!, seppur un gradino sotto, rimane un ottimo esempio di scommessa vinta, conclusasi alla grande con l'epitaffio finale rappresentato dalla distesa Neon Neon.martedì 4 ottobre 2011
In ginocchio sui ceci.
Porgendovi una linguaccia vi rinnovo l'appuntamento su The Raconteur.
mercoledì 31 agosto 2011
Screaming Trees: Last Words
Forse non saranno mai "famose" le loro Last Words, le ultime parole degli Screaming Trees, la band più sottovalutata dell'intero movimento grunge, ma di certo meritano di essere ascoltate con attenzione. Dribblati dal successo che ha investito i colleghi della scena (Pearl Jam, Nirvana, Soundgarden, Alice in Chains) si sono sciolti definitivamente senza troppi clamori nel 2000, al termine di un concerto per l'apertura del Seattle's Experience Music Project. Da li in avanti ciascuno intraprese strade differenti: con il senno di poi andrà meglio a Mark Lanegan, re mida dell'alternative rock, ora con i Queens Of The Stone Age di Homme (tra l'altro nell'entourage dei 'Trees già ai tempi di Dust, album del 1996), ora con Isobel Campbell oppure Greg Dulli (Gutter Twins) o con i Soulsavers. Last Words rappresenta il canto del cigno del suo primo amore: una decina di canzoni composte nel '98 e (inspiegabilemente) mai pubblicate. Senza un motivo preciso questi pezzi, registrati da Jack Endino sono rimasti nel cassetto fino al recente passato, quando il drummer Barret Marin e il noto producer non decisero di ridare al mondo una seconda chance per ascoltare gli Screaming Trees. Last Words si apre con il rock sbarazzino di Ash Grey Sunday (la presenza di Peter Buck dei Rem si sente eccome); si prosegue con la psichedelica Door Into Summer dalle atmosfere sixties, preambolo per Revelator, una cavalcata nella loro migliore tradizione in cui è la chitarra di Lee Conner a farla da padrona. Se Crawlspace anticipa l'avventura solista del cantante e Reflections, addolcisce i toni con le sue acustiche la title track chiude in maniera impeccabile l'avventura del gruppo.
Ask the dust who were the Screaming Trees.
martedì 30 agosto 2011
Red Hot Chili Peppers: I'm with You
Oggi esce I'm With you, il decimo album dei Red Hot Chili Peppers: bemmmmmmei!
sabato 27 agosto 2011
1.000.000 di volte Keith
Sono state smerciate oltre un milione di copie di "Life", autobiografia del chitarrista dei Rolling Stones Keith RIchards: stando a quanto riferito da fonti internazionali, l'artista avrebbe ricevuto per la stesura del volume - solo come anticipo - sette milioni di dollari. Cosa piuttosto strana, per un bestseller del genere, è stata l'accoglienza dello stesso da parte della critica, quasi esclusivamente positiva. Già nel maggio scorso "Life" conquistò la palma di "audiolibro dell'anno" al meeting Audio Publishers Association di New York: nella versione audio originale le due voci narranti sono quelle di Joe Hurley e di Johnny Depp, amico della rockstar che ha voluto al suo fianco nell'ultimo episodio della saga "Pirati dei Caraibi", alternate a interventi e racconti dello stesso chitarrista.
Source: www.rockol.it
venerdì 26 agosto 2011
mercoledì 24 agosto 2011
giovedì 18 agosto 2011
Black Country Communion:2
Black Sabbath, Led Zeppelin, Deep Purple: la sacra triade del hard inglese anni Settanta si è rimaterializzata _ con le dovute proporzioni _ oggi nei Black Country Communion, ultimissimo dream team del rock internazionale (dopo Them Crooked Vultures e Chickenfoot). Dopo il buon esordio di un anno fa, la band è rientrata sulle scene pronta a portare in giro per il mondo il prorpio inconfondibile stile, basato su un classico blues hard rock come Dio comanda, un genere troppo spesso trascurato. Per chi non li conoscesse: alla voce e al basso l'ex Deep Purple Glenn Hughes, alla chitarra Joe Bonamassa _ uno dei più apprezzati maestri della sei corde a livello internazionale _ alle tastiere l'ex Dream Theater Derek Sherinian e a picchiare sulla batteria Jason Bonham (il figlio di John “Bonzo” Bonham). E proprio con The Battle for Adrian's Wall, ci si aspetta da un momento all'altro la voce tagliente di Plant: in realtà, nonostante l'intro identico il pezzo ha poi un andamento più vicino a band come i Journey o in alcuni punti i Van Halen: insomma, come avrete abbondantemente avuto modo di capire, questo lp non regala nulla di sconvolgente, scordiamoci l'effetto sorpresa. Tuttavia il pregio migliore dei Black Countrty Communion risiede in un songwriting limpido, che aggiorna la lezione dei loro padri putativi, rendendo l'ascolto fresco e accattivante. Merito della sciabolate di chitarra di Bonamassa e della voce piena e potente di Hughes (in alcuni punti ricorda l'ultimo Cornell). Di un altro livello Cold. Il disco fila via che è un piacere, sia nei momenti più tirati (Smokestack Woman, The Outsider) che nei pezzi più dilatati e psichedelici, degna conclusione a questa seconda prova dei BCC.
mercoledì 3 agosto 2011
mercoledì 27 luglio 2011
Kaiser Chiefs: The Future is Medieval
In Rainbows dei Radiohead fece parlare di se con mesi d'anticipo rispetto alla data di pubblicazione ufficiale. Tutto merito trovata di Tom Yorke e soci di vendere il cd direttamente sul sito web della band: oggi i Kaiser Chieds rilanciano l'idea e buttando sul mercato The Future is Medieval provano a dare uno scossone alla loro carriera. Una carriera partita alla grande (a suon di tormentoni del calibro di Oh My God, I Predict a Riot e Ruby) che ha perso parte del proprio appeal (o dell'effetto sorpresa) nell'ultimo Off With Their Heads, accolto in maniera piuttosto freddina dal pubblico nonostante la buona qualità del prodotto finale. Questo quarto lavoro della formazione di Leeds è e sarà per forza di cose il meno omogeneo, il più “indefinito” nella loro discografia. La ragione è semplice ci sono più album dei Chiefs. Sul sito del gruppo è possibile scegliere 10 delle 20 canzoni proposte per individuare la tracklist dell'album. Qualcuno potrebbe definirlo il primo esperimento di discografia 2.0, in cui la rete e il “prodotto finale” diventano opzioni in mano alla discrezionalità di chi sta davanti alla tastiera. Tutto molto bello sulla carta, peccato che 20 brani da elaborare in un botto solo non sono facili da digerire e soprattutto non sono facili da realizzare: ecco, i filler, i riempitivi ci sono, innegabile dirlo, tuttavia è possibile bypassarli facilmente. A livello sonoro non ci sono grandi scossoni, il mood rimane quello del brit à la Blur, riveduto e corretto seguendo la lezione di Employement e aggiungendo robuste dosi di pop anni Ottanta: da includere nel disco Start with nothing, Can't mind my own business, il singolo Little Shocks (che sa molto di Kasabian) e Dead or in Serious Trouble.lunedì 25 luglio 2011
sabato 23 luglio 2011
giovedì 21 luglio 2011
Primal Scream: Screamadelica
Screamadelica è il capolavoro dei Primal Scream e senza alcun dubbio uno dei migliori dischi degli ultimi 20 anni, Non solo perché ha ridefinito un suono, unendo il rock, l'acid house, il trip hop, ma anche perché ha avuto un impatto fondamentale sul modo di giocare con la musica in quegli anni. Rispetto agli Stone Roses (altri eroi del periodo a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta ) qui la bilancia tende maggiormente all'elettronica: il merito è tutto del producer Andy Weatherhall e delle sue illuminanti intuizioni. Non una caduta di tono, non un momento morto. Screamadelica _ uscito per la Creation Records, la stessa etichetta che lanciò gli Oasis di li a poco _ è perfetto dall'inizio alla fine. Ad esempio, l'ipnotica Come Togheter (il riferimento ai fab four si ferma al titolo) con i suoi 10 minuti e rotti di suoni effettati, synth e voci campionate, nonostante la lunghezza “importante” impone l'ascolto ripetuto in loop. Screamadelica è “sintetica” (Don't fight it, feel it), ma anche concreta e a suo modo classica: nella nebbia delle canzoni emergono richiami agli Stones (l'intro dell'iniziale Movin on up, con le percussioni che rimandano a Sympathy for the Devil, divaga sul tema con un brillante cantanto soul particolarmente riuscito), ai Byrds (il retaggio delle prime acerbe prove del gruppo) e forti rimandi alla musica soul (le voci nere sono frequenti e scaldano numerosi pezzi). Damaged è l'ennesimo jolly pescato dall'ex drummer dei Jesus And Mary Chain. Screamadelica è una creatura mutaforme, frutto di un periodo vissuto pericolosamente per la band di Bobby Gillespie: intervistato da un giornalista su quei mesi “turbolenti” disse di non ricordarsi quasi nulla della genesi dell'album.martedì 19 luglio 2011
The Chief is back
“Il mio manager mi ha chiesto chi sono gli High Flying Birds. Non sono nessuno in particolare. Noel Gallagher’s High Flying Birds sono io e chiunque sia nelle mie vicinanze durante il mio operato, una specie di collettivo” – Noel Gallagher
Il singolo di debutto si intitola The Death of You and Me, realizzato il 21 agosto e sarà presentato con un video girato a Los Angeles.
Il singolo anticipa il disco Noel Gallagher’s High Flying Birds che esce il 17 Ottobre, una co-produzione Noel e David Sardy (l’album è stato registrato a London e Los Angeles).
Il singolo The Death of You and Me sarà disponibile come digital bundle il 21 agosto 2011 con il video e una esclusiva B side, The Good Rebel. Il Cd single e il vinile 7” saranno disponibili dal giorno seguente, il 22 Agosto 2011.
Source: wonderwall.it
domenica 17 luglio 2011
sabato 16 luglio 2011
venerdì 15 luglio 2011
Weezer: The Green Album
“Torniamo all'antico e sarà un progresso”: con questa frase _ inserita all'interno dello striminzito booklet del Green Album _ i Weezer hanno riassunto tutte le puntate precedenti della loro carriera: l'esordio con l'omonimo disco (il blu, quello di Buddy Holly, Undone e Say it isn't so) e il “difficile secondo album”: lo splendido Pinkerton. Una tappa travagliata quest'ultima, che ha quasi messo la parola fine alla formazione americana, mai così vicina allo scioglimento (per fortuna scongiurato). Da li a poco ci sarebbero stati altri cambi di line up (il bassista Mikey Welsh lascerà presto per problemi di salute) ma nulla a confronto con gli scossoni del periodo 1997/2000. Il “ritorno all'antico” della formazione di Los Angeles parte dalla grafica: rispetto al debutto cambia il colore, ma la copertina _ che immortala la band su uno sfondo colorato _ è praticamente la stessa, riaggiornata di qualche anno. Il sound _ un robusto power pop punk _ non presenta grossi scossoni, eccezion fatta per l'arrabbiata Hash Pipe, scelta dalla band come singolo apripista del lavoro, nonostante la richiesta della Geffen di puntare sulla scanzonata Don't let go. Bella anche Island In The Sun (con il video firmato da Spike Jonze). Di un altro livello Simple Pages, ennesimo esempio dell'abilità di scrivere di Rivers Cuomo, capace di incastrare alla perfezione le parole tra gli accordi power e le trame di chitarra che costituiscono il 90% del wall of sound dei Weezer. In questo senso il wah wah di Crab è una garanzia. La chiusura in bellezza con lo spleen di O Girlfriend, meravigliosamente triste. Il Green Album è l'ultimo disco da avere dei Weezer, e chiude al meglio il primo capitolo della loro storia, sicuramente quello più significativo.
sabato 9 luglio 2011
Miles Kane: Colour Of The Trap
Studiatissimo, in ogni minimo particolare, a partire dallo scatto (rigorosamente in bianco e nero) dove Miles Kane gigioneggia a favor di fotografo: Colour Of The Trap è essenzialmente questo, il prodotto di un lungo ed approfondito studio della materia, ovvero il pop inglese Sixties _ scandagliato in ogni minimo particolare. Kane è un perfezionista, uno che sta attento alle pose e al look, ma soprattutto ai suoni, per questo ha chiamato a produrre il disco Dan The Automator (Kasabian) e Dan Carey (Franz Ferdinand). Per chi non avesse mai ascoltato The Age of Understatement, il debutto solista di Miles Kane potrebbe riservare alcune piacevoli sorprese, per chi invece ha avuto modo di apprezzare la riuscita collaborazione di qualche anno fa con Alex Turner (Artic Monkeys) sarà scontato trovare somiglianze in Inhaler (con quell'assolo di chitarra in vibrato). A detta di chi scrive My Fantasy _ dove fa una comparsata Noel Gallagher _ è il pezzo migliore in assoluto, il brano più moderno e melodico del lotto, e quello (assieme a Rearrange) dal più alto potenziale radiofonico. Per carità, nulla che non sia già stato inventato o proposto a più riprese in UK, ma certamente un modo piacevole per passare una manciata di minuti. Per il resto il disco rimane immerso nell'atmosfera nebbiosa nella quale Kane si trova maggiormente a suo agio (anche Telephaty potrebbe essere la colonna sonora di qualche oscuro film anni Sessanta) qualche piccola variazione al tema la offre Better Left Invisible e Take The Night From Me, inno all'italianità sonica in salsa british.sabato 2 luglio 2011
Ma che discorsi...
scoprire in mezzo al traffico
di amarsi in modo cosmico
ma un attimo che poi due metri dopo
l’amore sembra consumato già...
lunedì 27 giugno 2011
mercoledì 22 giugno 2011
...I'm on fire...
Did he go away and leave you all alone
I got a bad desire
I'm on fire
Tell me now baby is he good to you
Can he do to you the things that I do
I can take you higher
I'm on fire
Sometimes it's like someone took a knife baby
edgy and dull and cut a six-inch valley
through the middle of my soul
At night I wake up with the sheets soaking wet
and a freight train running through the
middle of my head
Only you can cool my desire
I'm on fire
by Bruce...
martedì 21 giugno 2011
Danger Mouse & Daniele Luppi: Rome
Danger Mouse è uno stacanovista: come se non bastasse il progetto Gnarls Barkley o nemmeno i “pacchi” di produzioni a destra e a manca che sta firmando (Black Keys, Gorillaz etc) adesso arriva questo Rome, gioiellino lungo 36 minuti figlio della lunga collaborazione con Daniele Luppi, (compositore italiano che ha già collaborato con Mike Patton per gli arrangiamenti del suo Mondo Cane). Qualcuno la chiamerebbe “musica “cinematica”, i più si limitano ad indicare questo disco come un omaggio alle colonne sonore all'italiana anni Sessanta/Settanta. La musica al servizio delle immagini: l'assist che Danger Mouse e Luppi lanciano ai registi di mezzo mondo è troppo ghiotto per lasciarselo scappare. Una manciata di canzoni eleganti, mai ridondanti nella produzione, ma piuttosto equilibrate e misurate, canzoni che partono con l'idea di accompagnare l'ascoltatore, brani nati per essere cercati con cognizione di causa e mai per imporsi. Oltre ad Edda D'Orso (voce in “C'era una volta il west” e altri capolavori di Sergio Leone), anche Alessandro Alessandrini (l'immortale fischio nei brani del Maestro Morricone) tra gli ospiti illustri di Rome. Poi nel ruolo di “gregari di lusso” Jack White e Norah Jones. I pezzi cantati dalla giovane singer americana ricordano per piacevolezza i migliori Morcheeba: pop della miglior specie. In questo senso Season's Trees ne è un esempio lampante. Roman Blue è sinuosa nel suo arrangiamento, altrettanto The Rose With a Broken Neck, dove Jack White non urla ma si mette al servizio del collettivo, garantendo la buona riuscita del prodotto finale. Per una volta, l'Italia ha smentito la fuga dei cervelli: tutte le strade portano a Rome.
domenica 19 giugno 2011
giovedì 16 giugno 2011
Rock in Idrho 2011
Forse il Rock in Idrho sarà ricordato come il miglior festival dell'estate 2011, almeno da un punto di vista musicale: un cast eccezionale si è dato il cambio nell'Arena della Fiera di Milano a Rho, location invero non felicissima dal punto di vista logistico. Dalle 15.30 circa, con l'apertura dei cancelli, inizia la maratona dei concerti. Un pomeriggio rovente aperto dagli Outback (vincitori del contest per gruppi emergenti) e dai Ministri, accolti dai primi irriducibili, pronti a sfidare il cemento del “parcheggione” della Fiera pur di guadagnare una posizione favorevole. Ad ogni modo, trait d'union a tutte le band ospiti del Rock in Idrho, la grande energia sprigionata sul palco. Prendete gli Hives, da anni una delle più rodate band garage punk. Tick Tick Boom, Hate to say I told You So, Main Offender, e gli altri “classici” del combo svedese guidato da Howlin Pelle Almquist, botte di adrenalina da 2 minuti massimo, via una sotto l'altra. Dopo di loro Flogging Molly e Social Distorition, pesi massimi del punk rock a stelle e strisce: capitanati dal leader Mik Ness hanno ricordato le tappe fondamentali di una carriera che vede in Hard TimesAnd Nursery Rhymes, uno dei dischi migliori. L'attesa ovviamente era tutta per i due main act della serata, così uguali e così diversi tra loro: gli Stooges e i Foo Fighters. Epoche, scene musicali, generi, sound così diversi hanno trovato l'ideale punto di incontro nella voglia di “divertire” cosa che probabilmente è mancata un po all'altro grande festival di inizio estate (l'Heineken), in minore dopo i fasti dell'anno scorso. Poco dopo le 21 un boato accoglie gli Stooges. Le attenzioni com'era prevedibile, erano tutte per Iggy Pop, selvaggio padrino del punk che a sessant'anni suonati ha ancora la voglia di buttarsi in mezzo al pubblico come ai bei tempi. Iggy si è dimenato come un ossesso al ritmo dei migliori “classici mancati” degli Stooges (I wanna be your dog, Search and Destroy). Poco dopo, sono arrivati i Foo Fighters guidati dall'incontenibile Dave Grohl non hanno lasciato scampo alle ballad (ad eccezione di Skin and Bones e Times like These) e dalle prime note di Bridge Burnin' sono andati avanti a testa bassa tra una hit e l'altra (All my life, Breakout, My Hero The Pretender). Non sono mancati i pezzi tratti dall'ultimo Wasting Light, come l'incendiaria White Limo o Rope. Sul finale Best of You e Everlong hanno chiuso, nel migliore dei modi, un giorno memorabile. Con il concerto di mercoledì i Foos hanno colmato un vuoto di 7 anni, di assenza dall'Italia in questo lasso di tempo sono cresciuti e sono diventati una delle migliori rock band d'America e probabilmente del mondo.martedì 14 giugno 2011
Pino Scotto@Sabbio Summer Fest
Con amici a fare i pirla assieme a Pino Scotto dopo il concerto al Sabbio Summer Fest dell'ex Vanadium. Io son alla sinistra di Pino con la maglia rossa. Nessun avvistamento del papà di Jim...
giovedì 9 giugno 2011
My Morning Jacket: Circuital
Quintali di roba, quintali di spunti, linee melodiche, intuizioni, idee, abbozzi, possibilità. Il trionfo per gli indecisi, cui è fornita l'apologia definitiva per difendere con orgoglio la propria natura. Si, perché si può star bene anche senza decidere, senza rinchiudersi negli spazi troppo angusti di un genere musicale, meglio andare a mani bassse fregandosene della classica formula strofa/ritornello/strofa. Lo sanno bene i My Morning Jacket, che con il nuovo Circuital confezionano un prodotto buono per tutte le stagioni, un dischetto che in certi momenti potrebbe strizzare l'occhio ad un film di Tarantino, alla colonna sonora di un teen drama americano, e in altre occasioni potrebbe stare bene solo sullo stereo dell'appassionato. Parafrasando Le Luci della Centrale Elettrica (aka Vasco Brondi) per ora dovremmo limitarci a chiamarla schizofrenia. Niente di più sbagliato: la volontà precisa della band è quella di essere il più libera possibile, leggera, ironica. Attratto dal provocatorio titolo di Holdin'on to black metal, l'ascoltatore non può che sorridere e lasciarsi trasportare dalle atmosfere rarefatte e lievi del pezzo. Slow slow tune è una ballad fuori tempo, languida e calda, forse la cosa più vicina ai Wilco di questo Circuital. Victory line si apre con il suono pieno di un gong, ed indugia mantenendo un'andatura orizzontale, in cui la chitarra improvvisa reggendo il gioco alle architetture della parte cantata, prima di accelerare in un crescendo improvviso e deflagrante. Oltre ad una rassicurante Wonderful (The way I feel), dal sapore country, Circuital offre anche il pop à la Beck di First light. Movin Away, piano e voce, riporta indietro le lancette dell'orologio agli anni Settanta. E qui James spiega chiaramente il motivo di questa inqiuetudine sonica ed esistenziale: "E anche se c'è una nuova linea di vita. non dimenticherò quello che ho lasciato alle spalle. Una nuova vita per creare. Una nuova piccola vita."
martedì 7 giugno 2011
Manca John, ma si va avanti comunque.
I Red Hot Chili Peppers hanno annunciato la data d'uscita del loro nuovo album, il decimo in studio, previsto per il 30 di agosto. Il disco si intitolerà I'm with you, e segue il precedente Stadium Arcadium del 2006.
domenica 5 giugno 2011
Metallica: Black Album
Il Black Album è lo spartiacque nella carriera dei Metallica. Pubblicato nel 1991 divide nettamente in 2 tronconi distinti la strada dei 4 di Frisco: prima divinità intoccabili del trash metal e da lì in avanti pronti a fare dei capitomboli qua e la (Load, Reload, Garage Inc. St Anger...). L'ultimo disco di inediti veramente degno di nota è questo. Un lavoro aperto alla grandissima con Enter Sandman, uno dei pezzi più noti e apprezzati dell'intera discografia dei 'Tallica. Con Bob Rock in cabina di regia il gruppo ha limato il proprio sound in virtù di un prodotto più accessibile: ottimo hard rock con rimandi al glorioso passato di Masters of Puppets e affini. Enter Sandman si identifica in un riff clamorosamente efficace, preludio per un chours assolutamente evocativo e molto più aperto rispetto alla classiche atmosfere cui fino ad allora il gruppo aveva abituato i propri fans. Kirk Hammett non lesina sugli assoli ed è ancora una volta autore di una prova magistrale. Ai tempi i puristi storsero il naso quando sentirono per la prima volta la stupenda (credo che non ci siano altri termini per definirla) Nothing Else Matters, cavalcata lunga una manciata di minuti ricca di pathos e sfumature alla pari di The Unforgiven. Il manifesto della seconda fase dei Metallica potrebbe essere questo. Wherever I May Roam rimane uno dei capitoli migliori, con la voce graffiante di James Hetfield che si fa largo pian piano dopo oltre un minuto di strumentale in cui il gruppo pesta a dovere sugli strumenti e riporta in auge sonorità hard rock della miglior specie. Che dire: siamo di fronte al capolavoro, un prodotto che non ha paura di citare trovate “morriconiane” inserendole in un contesto molto più “duro e puro”. In definitiva il back album è l'istantanea di un gruppo che per un breve periodo trovò il perfetto compromesso tra l'integrità artistica e la voglia di farsi conoscere e apprezzare dal pubblico.giovedì 26 maggio 2011
Negrita: Luna
Tu non lo sai quanto mi piace, non lo sai
Quando ti perdi a fare finta di essere
Semplice, calma, morbida
Come un mistero da decifrare
Tu sei la luna ancora da esplorare
Aspettami voglio salire lassù
e non tornare più, non tornare più
Ti vedo trasformare lacrime in coriandoli
Con un bicchiere in mano mi ritrovo qui a scoprire
Lucida, splendida, serenità
E ridi ancora, mi aiuta a respirare
Bianco aquilone che gioca con il sole
Aspettami voglio salire lassù
e non tornare più
L'estate un sentimento
E' caldo anche d'inverno
Aspettami voglio salire lassù
e non tornare più
mercoledì 25 maggio 2011
Hole: Nobody's Daughter (Ripescaggio)
Riportare indietro l'orologio alla fine/ metà degli anni Novanta, quando con il suo gruppo, e grazie alla luce riflessa dell'illustrissimo marito ( Kurt Cobain, non serve ricordare il curriculum, basta il nome no??? ) macinava un successo dietro l'altro. A qualche mese dall'uscita del disco possiamo dire che la missione è riuscita solo a metà. Prima la notizia cattiva: (soprattutto per lei) il disco ha venduto poco. Le buone nuove sono di più ( e il motivo per cui consiglio di recuperare questo Lp), e cioè almeno 9 delle 11 canzoni che compongono Nobody's Daughter. Dopo le ultime _disastrose_ prove soliste Courtney love è tornata in carreggiata rispolverando il brand delle Hole, quelle di Live Through This, Malibù e Celebrity Skin. Con l'aiuto di rodati songwriters del calibro del Pumpkin Billy Corgan (suo grande amico) e Linda Perry ha raccontato un altro momento della sua vita vissuta da sempre sotto i riflettori e in modo pericoloso, sempre in bilico tra l'autodistruzione e la voglia di rimettersi in gioco, nella speranza di controllare e sublimare quella fragilità che in definitiva è la sua vera ispirazione. Un disco perfetto a livello di produzione, e nonostante questo incredibilmente vero. Merito, come detto dei testi costruiti sulle contraddizioni, e sulla sregolatezza di cui è vittima. Si comincia con il grido di libertà (allo stesso tempo una richiesta d'aiuto) di Nobody's Daughter poi nei brani seguenti si continua parlando di arresa, rivincita, perdita e divertimento. Il power pop di Skinny Little Bitch con tanto di finale accelerato e urlo in extremis si avvicina ancora una volta ai Nirvana nei loro momenti più easy, Honey e Pacific Coast Higway sono due ballate griffate da Linda Perry (4 Non Blondes). Questo percorso catartico si chiude con la dichiarazione d'intenti di Never Go Hungry di un'artista inquieta. Tutti hanno diritto ad una seconda chance, perché non dovremmo darla a Courtney?sabato 21 maggio 2011
lunedì 16 maggio 2011
Destinati a perdersi
domenica 15 maggio 2011
giovedì 12 maggio 2011
The Rolling Stones: Tattoo You
Tattoo You è l'ultimo capolavoro targato Stones, l'ultimo guizzo della band prima della crisi degli anni '80, una crisi che, una volta terminata, rese il rapporto tra Jagger e Richards molto più asettico e meramente professionale. Undercover, il follower di TattooYou era _ per stessa ammissione del gruppo – un disco sbilanciato, registrato in fretta e controvoglia alla pari di Dirty Work (1985): il tentativo, imposto da Mick, di rendere il sound del gruppo più in linea con le mode del periodo. Chiarito il momento storico nella pluridecennale carriera delle pietre rotolant,i è giusto soffermarsi su Tatoo You: anch'esso registrato al volo recuperando materiale e vecchi riff dai lavori precedenti, ma che materiale! Outtake e idee che giravano da tempo sono state plasmate, ripensate, stravolte ottenendo un risultato sorprendente, basta pensare a Start Me Up, l'ultimo anthem assoluto degli Stones, nato da un ritmo reggae e diventato un classico inamovibile negli show della band. La prima parte di Tattoo è quella più rock e contiene ottimi spunti come Hang Fire (... in the sweet old family where I come from, nobody ever works, we always get stoned... we hang fire). Slave propone altre “explicit lyrics”, marchio di fabbrica di Jagger. Decisamente più tranquilla la seconda metà del disco, infarcita di ballad, dove Sir.Mick si concede più volte al cantato in falsetto. Worried About You (nel video Jagger era al piano con accanto una bottiglia di Jack Daniels) parte in sordina, e cresce costantemente con il cantato che diventa più graffiante. Tops e la solare Waiting on a Friend completano il capolavoro della maturità degli Stones. Archiviato con un sontuoso tour il capitolo Tatoo You, ci sarà ancora spazio per alcuni colpi di coda in studio, ma da qui in avanti è nei concerti che rivivrà il mito degli Stones.domenica 8 maggio 2011
giovedì 28 aprile 2011
The Vaccines: What did you expect from...
What did you expect from the Vaccines? Nel titolo del disco dell'ennesima next big thing partorita dalla terra d'Albione (luogo magico dove il sensazionalismo per band poco più che esordienti è all'ordine del giorno) c'è un mondo: la sbruffonaggine di chi vive di indie rock (come questo gruppo esordiente) e l'abilità di chi guadagna (discografici) impostando abili campagne di marketing. Visto l'hype per questa uscita le aspettative erano molto alte per il disco, slittato di alcuni giorni per non uscire in contemporanea con il nuovo degli Strokes. Purtroppo ascoltando il debutto non è dato sapere cosa ha fatto gridare al miracolo. Per carità, non è un brutto disco, si lascia ascoltare piacevolmente, un buon sottofondo, ma nulla di più. In una miscela all'acqua di rose tra punk, pop e contaminazioni eighties è racchiusa l'essenza di questi The Vaccines. Effettivamente If You Wanna è un invito al cazzeggio, al pari del sound di Post Break Up Sex che si contrappone al testo; un'amara e disillusa presa di coscienza del "nulla" dopo una rottura amorosa. Wrekin bar (ra ra ra) ha un chours "scippato" ai Ramones, ma rispetto ai Fast Four il sound è meno a fuoco e più leggero. Molto meglio Wolf Pack. Qua e la vengono in mente anche i Glasvegas ( vedi A Lack Of Understanding) ultima scoperta di Alan Mc Gee della Creation (label che ha lanciato tra gli altri gli Oasis), specie nei momenti più rilassati. La voce profonda e malinconica di Justin Young ricorda per impostazione e timbro quella dei colleghi di Interpol e Editors. Ma il punk sghembo di Noorgard lo può suonare chiunque, e basta questo per aspettarsi un pò meno da loro in futuro.martedì 19 aprile 2011
sabato 16 aprile 2011
Led Zeppelin: IV (or ZoSo)
Led Zeppelin IV è la definitiva consacrazione del mito. Non ci sono altri termini per catalogare il capolavoro (assieme a Physical Graffiti, uscito pochi anni dopo) della carriera del dirigibile più famoso nella storia del rock. Un disco che racchiude al suo interno un mondo: dalle atmosfere medievali al folk, dal blues al rock'n roll più sanguigno, celebrato a dovere nell'omonima traccia, dedicata alla musica del diavolo. L'apertura è con Black Dog e la voce di Robert Plant che introduce un poderoso riff di chitarra nella migliore tradizione del gruppo, un giro che ricorda quelli estratti da Led Zeppelin II (Whole Lotta Love, The Lemon Song...). Sulla copertina nessun riferimento: non compaiono né il nome della band, nè il titolo del disco. All'interno del booklet c'è poco altro: nulla se non 4 simboli, uno per ogni musicista. E visto che l'idea l'ha portata Jimmy Page _ appassionato di misticismo e occulto _ i fan individuano nel suo “pseudonimo” per questo album (ZoSo) il nome da dare all'Lp, in alternativa alla classica numerazione intrapresa con successo nel 1969. I problemi per gli Zeppelin erano ancora lontani, la stanchezza di Presence, gli incidenti e la morte del figlio di Plant avrebbero scalfito pochi anni dopo lo stato di grazia del gruppo, capace di un ultimo colpo di reni con In Through th Out Door. Definire l'interpretazione di When The Leeve Breaks, brano del 1928 di Memphis Minnie come una semplice cover sarebbe riduttivo: Page, Plant Bonham e Jones si superano ancora una volta con un arrangiamento impeccabile (probabilmente il pezzo dal sound più moderno del lotto). Nel disco c'è anche spazio per la traballante Misty Mountain Hop con il piano elettrico suonato da John Paul Jones a sostenere la voce raddoppiata in studio di Robert Plant e per The Battle of Evermore ballata chitarra/mandolino cantata con Sandy Denny dei Fairport Concention. Il disco però è soprattutto Stairway to Heaven: l'apice, il punto più alto _ se non dell'hard rock anni '70 _ perlomeno della carriera degli Zeppelin che qui toccano livelli di epicità mai raggiunti prima.giovedì 14 aprile 2011
Foo Fighters: Wasting Light
La storia ci ha insegnato che le rivoluzioni nascono, molto spesso, dalle élite intellettuali, in ambito rock è un po' diverso: a vincere sono _ quasi sempre _ gli outsider, gente che parte dal basso, magari da un garage con la band degli amici del liceo. Chi non ha cominciato da li, dalla sala prove, da uno scantinato attrezzato alla bella e meglio per fare un po di casino e di rock n roll? Il nuovo album di Dave Grolh e dei suoi Foo Fighters è stato concepito con l'intento di riportare indietro le lancette dell'orologio agli albori. O quasi. Perché in cabina di regia c'è un certo Butch Vig, l'artefice del wall of sound di Nevermind , l'uomo che giusto 20 anni fa ha sdoganato Seattle e i Nirvana nel mondo. Il poderoso inizio di batteria di Bridge Burning è l'ennesimo tassello di quell'operazione nostalgia che risponde al nome di Wasting Light. Con il reintegro definitivo di Pat Smear nel gruppo, il sound delle chitarre è maggiormente stratificato e più vario rispetto al passato. Rope è la summa della classica canzone dei Foos: potente ed orecchiabile. Dal copione si discosta invece White Limo, un concentrato di rabbia rock'n roll che rappresenta il momento più “cattivo” e duro dell'album e probabilmente della loro produzione discografica (assieme a In Your Honor e The Pretender). Dopo il progetto Probot prosegue la collaborazione tra i Foos e Lemmy, l'iconico cantante dei Motorhead, autore di un cameo eccellente nell'assurdo video di White Limo, dove Grolh è il solito istrione. Un disco (registrato completamente in analogico dentro ad un garage) da ascoltare tutto d'un fiato e privo di cadute di tono. Nell'evocativa IShould Have Known il basso è di un certo Krist Novoselic.domenica 3 aprile 2011
MILAN INTER: 3 - 0
...Si perché nella vita c'è sempre da recitare... In una manciata di parole, il Liga d'annata (era agli esordi con Bambolina e Barracuda) racchiude il prima e il dopo del derby di ieri sera, una partita su cui è già stato detto (e scritto) tutto e il contrario di tutto. In ordine sparso:Non conta/ ci sono ancora in palio 21 punti/ è una gara come le altre/ non si decide nulla stasera.
Nonostante i complimenti per la diplomazia e l'arte retorica di giocatori, allenatori e dirigenti di Milan e Inter la verità è un'altra. Il segreto di pulcinella è un mantra che si usa in automatico davanti a taccuini e microfoni, un gioco vecchio che ormai non stupisce più nessuno. Con buona pace della scaramanzia e di paranoie varie e assortite. Al di là del dato sportivo (da anni il derby non era decisivo per lo scudo), è l'aspetto emotivo della stracittadina che emoziona sempre e comunque, anche un tifoso distratto come il sottoscritto. Dall'ultima volta che la sezione Bar Sport di questo blog ha alzato le saracinesche, ne è passata di acqua sotto i ponti, specie in casa nerazzurra, con l'esonero di Malitez, l'arrivo di Leo e una rimonta solo sfiorata. Si scrive Leonardo ma si legge voglia di rivincita, delusione, orgoglio, rabbia: da una parte e dall'altra. In cento e passa anni di storia non era mai successo che un allenatore passasse da una squadra all'altra di Milano nel giro di pochi mesi. Deluso per il trattamento, le tirate d'orecchie ricevute Leonardo, non si è "venduto" per 30 denari, come scritto da tifosi comunque dispiaciuti per la cosa, ma semplicemente ha voluto restituire lo "sgambetto", dimostrando di valere. Le critiche, sarebbero arrivate comunque, ma di certo non sarebbero state così feroci se il tecnico brasiliano appena arrivato alla Pinetina non avesse parlato di sogno che si realizza. Dopo anni nel Milan, quella ed altre frecciate fanno male. E hanno scaldato gli animi. Ecco perché quelle vecchie ferite, nei tifosi, nello stesso Leonardo ieri sera erano ancora aperte, a dispetto delle caute dichiarazioni distensive dell'allenatore (Rosso)Neroazzurro. Il clima, nonostante facesse di tutto per dissimularlo era da alta tensione. Nel cast un allenatore "tradito e traditore", un ex ingombrante, che si sforzava, non riuscendoci, di non pensare alle accuse urlate da tante comparse infastidite. Rapporti che si sono sgretolati in poco tempo. Alla fine il tuffo sotto la curva dei Milanisti che, dopo aver rifilato 3 sberle ai cugini, nonostante la gioia predicano ancora prudenza. "Non è cambiato nulla dicono", mentendo sapendo di mentire...
martedì 29 marzo 2011
giovedì 17 marzo 2011
Beady Eye: Different Gear, Still Speeding
"Hai dato una copia dell'album a Noel?" "No... credo lo abbia scaricato." Questa risposta, rilasciata durante un'intervista da un sardonico Liam Gallagher, impegnato nella promozione del debutto dei Beady Eye è il riassunto delle puntate precedenti (lo scioglimento, Parigi, quelle chitarre sfasciate e la parola fine all'avventura Oasis). Il titolo dell'esordio della nuova/vecchia band, Different Gear Still Speeding sintetizza il presente, la voglia di rimettersi in gioco senza stravolgimenti di sound. Sempre Liam pochi mesi fa ha chiarito cosa aspettarsi: " di certo non ci metteremo a fare musica Africana". L'album è l'istantanea di un gruppo coeso, testimonia la crescita musicale e umana di Liam e la sua voglia di rivincita urlata in Four Letter Word, il pezzo più "rock" del disco. I Beady Eye volevano dimostrare di cavarsela da soli, ed hanno fatto centro. In questo Mr. Pretty Green è stato aiutato da Andy Bell (ex Ride) e Gem Archer (Heavy Stereo), due autori di indiscusso talento ma giocoforza "schiacciati" da Noel. Con maggiore libertà compositiva hanno virato il sound ammorbidendolo rispetto all'ultimo Dig Out Your Soul. Ancora più Beatles, ma anche Kinks, The Who, Faces: in poche parole il meglio della Swinging London. A parte la spiazzante Bring The Light con le sue atmosfere rock'n'roll à la Jerry Lee Lewis, c'è anche qualcosa degli Smiths qua e là. For Anyone è una nuova Songbird, molto più melodica. I fab 4 vengono tirati in ballo clamorosamente in Wigwam e in The Beat Goes On, mentre l'onnipresente The Roller è la loro Instant Karma. Tra le "tirate" Beatles and Stones, ("omaggio" a My Generation), Standing On The Edge Of The Noise. Capolavori di Different Gear, Kill For a Dream e The Mornig Son, con la sua bellissima coda psichedelica.sabato 12 marzo 2011
domenica 6 marzo 2011
mercoledì 2 marzo 2011
venerdì 25 febbraio 2011
Middle Class Rut: No Name, No Color
Lo ammetto, se a destra e manca non fossero stati accostati ai Jane's Addction, probabilmente non avrei mai approfondito il discorso con questi Middle Class Rut, duo californiano composto dal cantante e chitarrista Zack Lopez e dal batterista Sean Stockham. E _seconda ammissione della giornata_ a scatola chiusa ero pronto a “massacrare” un pò il loro No Name, No Color, almeno dopo aver sentito l'opener New Low, (un brano che non decolla mai) che dei Jane's ha poco e niente, eccezion fatta per una chitarra troppo defilata sul finale, senza lode e senza infamia. La fortuna è che il singolo ha poco a che spartire con il resto delle tracce del disco. 12 canzoni che ricordano da vicino gli ultimi _per ora_ Jan'es Addiction, quelli di Strays dei primi Duemila. Certo Lopez non può essere al contempo Dave Navarro e Perry Farrell (umanamente impossibile), ma nel suo piccolo fa comunque un buon lavoro, riproponendo a suo modo la lezione dei grandi. Nel disco non c'è un assolo che vale Three Days lo so, ma in compenso un'urgenza espressiva sincera, al servizio di qualche buona idea. Premesso che certi capolavori non sono avvicinabili dai comuni mortali, qui siamo comunque davanti ad una buonissima prova. Se nel grosso dei pezzi la voce di Lopez assomiglia a quella (unica) del cantante di Ritual De Lo Habitual, in Dead Line si spinge più in la, riproponendo _in meglio_ l'approccio al cantato di Chester Benningthon dei Linkin Park. Per chi scrive la vera chicca di No Name... è Are You On Your Way. Bella anche I Guess You Could Say, dove in un gioco di rimandi e influenze reciproche, si citano i Led Zeppelin fonte di ispirazione anche per i maestri di Lopez e Stockham.sabato 19 febbraio 2011
venerdì 18 febbraio 2011
Social Distortion: Hard Times & Nursery Rhymes
Somewhere between heaven and hell: parafrasando il titolo di un loro vecchio disco è li, in quella terra di mezzo tra il successo, i trionfi e le cadute che potremmo collocare la carriera dei Social Distortion. Sempre sul punto di “esplodere” in positivo (corteggiati dalle major) e in negativo (tra tensioni, scioglimenti, litigi e rimaneggiamenti nella line-up) sono tra i più illustri esponenti dell' rock'n'roll punk californiano. Hard times è il settimo album di una serie iniziata nel 1983: un colpo di reni, che restituisce al mondo una band in palla, solida e in grado di cambiare un po' le carte in tavola, rispetto alla rodata attitudine punk rock. Writing on the wall è classic rock anni '80, quello portato al successo da gente come Springsteen e i Replacements. Probabilmente si tratta del pezzo migliore in scaletta. Segnatevi anche Can't take whit you, bellissimo rock che rievoca le suggestioni dei Guns'n Roses di Lies. Still Alive canta Mike Ness nell'omonima canzone, augurandosi che l'avventura possa proseguire ancora a lungo. Ben congegnato il gioco di chitarre nella strumentale Road Zombie, la più “cattiva” di Hard Times... La rabbia però lascia presto il posto alla spensieratezza di California (Hustle And Flow), nient'altro che un omaggio da parte della band agli Stones di Exile On Main Street e all'ineccepibile Take care of yourself, un consiglio che Mike Ness, tribolato leader dei Social Distortion sembra aver fatto suo dopo anni di bagordi. Hard Times and Nursery Rhymes si candida al ruolo di capolavoro tardivo della formazione, mai così consapevole dei propri mezzi.giovedì 10 febbraio 2011
Weezer: Death To False Metal
Dalla seconda metà del 2008 ad oggi hanno già fatto uscire il Red Album, Ratitude, e solo pochi mesi fa Hurley. Tre nuovi dischi, a cui si aggiunge questo Death To False Metal (minaccioso solo nel titolo) composto da 10 pezzi inediti, scritti nel corso della carriera ma mai registrati e una cover, Unbreak My Heart, vecchia hit di Tony Braxton. “Queste _spiega il cantante_ sono sempre state canzoni grandiose, che per un motivo o per l'altro non sono mai finite negli album precedenti". Proprio perché contenente pezzi scritti dagli esordi ad oggi, alcuni capitoli _opportunamente riveduti e corretti_ ricordano da vicino il periodo del Green/ BlueAlbum, ovviamente traslato ad oggi. Pinkerton si sa rimane inarrivabile: è sempre là, pietra angolare della loro discografia, è il disco più tormentato (e bello) scritto da Rivers Cuomo & Co., diventato con il tempo anche il lavoro più apprezzato dalla critica e tirato sempre in ballo dai fan più accaniti, quelli che... “Rivogliamo la band di Pinkerton”. Si mettano il cuore in pace: non succederà, anche se questo giro ci sono andati davvero vicino. Death To False Metal riesce, forse per la prima volta, a riproporne il sound: il rock monotono di Everyone, sporco quanto basta è il miglior tentativo di imitazione possibile di Pinkerton. Chapeau. Abbandonata definitivamente l'iper produzione di Make Believe e Ratitude, i Weezer buttano fuori il loro classico disco di power punk, con la solita dose di naivité nei testi di Cuomo (Let The Music Play, let the good times roll...). A differenza del recentissimo passato di Hurley (disco con il volto dell'omonimo personaggio di Lost in copertina) i pezzi sono decisamente più belli (Trampoline) e gli assoli più riusciti (vedi Blowin' My Stack), mentre rispetto a 15/16 anni fa ora ci sono sonorità anni Ottanta che affiorano qua e la a diversificare un po i brani, come gli effettini all'inizio di Autopilot o di Outta Here.martedì 8 febbraio 2011
giovedì 3 febbraio 2011
All The People!
Il chitarrista dei Blur Graham Coxon ha fatto sapere di essere pronto, assieme a Damon Albarn, Alex James e Dave Rowntree, a fissare su nastro del nuovo materiale in vista di una futura pubblicazione del gruppo: l'annuncio, seppur non così esplicito, è avvenuto qualche ora fa per mezzo dell'account di Twitter dell'artista. "Sono fuori a vedere i ragazzi per un caffé, e forse per tornare a schiacciare il tasto 'record' del registratore", ha scritto Coxon. Alla richiesta di maggiori informazioni da parte dei suoi "followers", il musicista - nato a Rinteln, in Germania, nel marzo del '69, ha risposto: "E' solo una riunione, meglio che non mi porti dietro la chitarra". Lo scorso novembre Damon Albarn - che aveva precedentemente annunciato di sospendere a tempo indeterminato le attività coi Gorillaz per almeno tutto il 2011 - aveva fatto intendere di voler riattivare i Blur, benché, allora, non ci fosse alcun piano né per la registrazione di materiale inedito né per un eventuale tour. Il gruppo, che con gli Oasis segnò il periodo d'oro del brit-pop negli anni Novanta, è discograficamente fermo dal 2010, quando pubblicò il singolo Fool's day per il Record Store Day, mentre l'ultima attività dal vivo venne registrata l'anno precedente, quando si esibì al festival T in the Park, in Scozia.Source: www.rockol.it
martedì 1 febbraio 2011
Skunk Anansie: Wonderlustre
Si scrive Wonderlustre ma si legge compromesso: l'ultima prova in studio degli Skunk Anansie “ di e con" (ma soprattutto di) Skin è frutto di un difficile equilibrio tra il rock robusto degli esordi (piuttosto sacrificato) e la vena melodica dei pezzi più soft licenziati dalla cantante durante la sua parentesi solista. L'idea del compromesso si rafforza ulteriormente facendo una (maligna) analisi prettamente commerciale: nonostante il ritorno ad un rock più incisivo maturato nella seconda fase della sua corsa in solitaria, i risultati non sono stati minimamente paragonabili a quelli conseguiti con Ace e i vecchi compagni d'avventura. Rimettersi assieme quindi avrebbe fatto bene un po a tutti e c.v.d. le ruggini vengono lasciate da parte. Fortunatamente questa lettura è vera solo in parte poiché a confutarla ci sono canzoni vere, e un'alchimia che nonostante qualche “aiuto esterno” non sembra per nulla forzata. Wonderlustre accorda ed integra al suo interno You Saved Me e il contagiosissimo rock di My Ugly Boy, saccheggiato dalle radio di mezza Europa, alla pari di Over The Love. Ma per la maggiore la bussola è orientata a seguire la strada maestra delle ballate (il disco ne offre parecchie) anche perché senza esseri ipocriti ricreare in laboratorio la rabbia degli esordi sarebbe esercizio di stile, necessità di marketing e non artistica. Intendiamoci, sono tutti episodi apprezzabili e immediatamente riconoscibili, ma l'unico difetto di Wonderlustre è la ricerca spasmodica di una nuova Hedonism o di un'altra Secretly: con buona pace di chi scrive quei tempi (e quella ispirazione) sono andati e non torneranno più, oggi i “lenti” sono meno d'impatto ma costruiti attorno alla voce e all'interpretazione di Skin, come nel caso di I Will Stay But You Should. Ben venga It Doesn't Matter a ricordarci cosa sono in grado di fare gli Skunk più in palla. E poi Selling Jesus o Charlie Big Potato si possono sempre ascoltare dal vivo o sui vecchi cd.Quanti ricordi con questa...





